Una via fredda per l’inferno: recensione
- Cinema Cinema Horror News
- 27 Dicembre 2024
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
Nazione
Italia
Anno
2024
Regia
Fabrizio La Monica
Sceneggiatura
Fabrizio La Monica, Pietro Graffeo, Alessandro Bruno
Produzione
Kalama Film
Cast
La Polizia è sulle tracce di un fuggitivo nascosto in una riserva naturale. Diego, ranger del corpo forestale, viene coinvolto nella caccia all’uomo. Quando lo incontra, scopre che la fuga è solo l’inizio di un incubo più oscuro, che trasformerà la foresta in un campo di battaglia mortale.
“C’è qualcosa là fuori, quella strega nella cantina ne è solo una parte, quella cosa vive fuori nei boschi, al buio, è qualcosa che vuole tornare dal mondo dei morti…”
Mi piace iniziare questa recensione dell’ultimo film di Fabrizio La Monica citando una frase prelevata direttamente dal cult movie del 1981, Evil Dead di Sam Raimi. Lo faccio per due motivi. Innanzitutto perché La Monica è un regista molto capace e dalle idee interessanti, in grado di partorire storie mai banali, coinvolgenti e che riescono a tenere alta l’attenzione dello spettatore. La Monica è un autore che ha molte frecce nel suo arco, e che in questi anni ha dimostrato di saper utilizzare al meglio. Io sono convinto che il regista continuerà a colpire nel segno e a regalarci altri progetti originali, proprio come una sorta di nostrano Sam Raimi. E citando il regista americano bisogna fare un secondo, doveroso, collegamento tra i due autori ( entrambi cresciuti a pane e cinema fantastico, in particolare horror): il bosco. Per i due registi il bosco è un vero è proprio protagonista aggiunto, quasi fosse un attore in carne e ossa, pardon in rami e foglie. Nei film di Raimi come in quelli di La Monica il bosco è vivo. E’ come se fosse un’entità che possiede i poveri malcapitati che finiscono per solcarne i sentieri, una creatura che li plagia fino alle estreme conseguenze. Il bosco diviene quindi una dimensione altra, e in quest’ultimo film di La Monica tale concetto va preso proprio alla lettera, come vedremo nel succedersi degli eventi. Una differenza però bisogna coglierla tra le visioni “silvestri” proposte dai due registi. In Raimi il bosco è irrimediabilmente infetto e malevolo, mentre Fabrizio La Monica, attraverso abili inquadrature, alcune di rara bellezza, e ottimi movimenti di macchina, riesce a evocare anche una sorta di poesia visiva, che crea un felice contrasto con i momenti più crudi in cui il bosco “digrigna i denti”. Ciò è raggiunto anche grazie a una fotografia molto ben curata che vira verso toni freddi e desaturati.
Una via fredda per l’inferno è quindi una sorta di caccia al ladro tra il ranger e il fuggitivo, legati irrimediabilmente da un destino che li vedrà più volte porli uno di fronte all’altro, fino a un finale spiazzante e originale. Il ritmo della storia è ben bilanciato attraverso situazioni che stuzzicano l’attenzione e le aspettative del pubblico. La prova degli attori è intensa, non solo dal punto di vista psicologico ma anche fisico data la perenne location all’aperto fatta di sentieri intricati, scarpate, grotte etc. Le musiche sono molto evocative e funzionali allo svolgersi degli eventi. Anche i pochi effetti speciali in digitale sono utilizzati con parsimonia e non rischiano di interrompere la credibilità delle scene. Una via fredda per l’inferno, che si può vedere su Amazon Prime e su altre piattaforme in streaming è, a mio avviso, il punto più alto finora raggiunto dal regista bagherese. E’ anche doveroso ricordare che La Monica lavora nel circuito del cinema indipendente, un cinema fatto di passione e tanta qualità ma pochi soldi; è doveroso quindi chiedersi cosa succederebbe se il regista avesse a disposizione budget più consistenti… noi gli auguriamo di continuare a sfornare storie sempre più originali e di presa sul pubblico, che gli consentano anche di mettere in risalto un territorio siciliano che pochi conoscono e che, finalmente, non fa da sfondo solo a storie in costume o ambientate in contesti sociali legati ai soliti e abusati temi mafiosi.
©Sergio Di Girolamo